The Museum of Selfies: quando l’autoscatto è fatto ad opera d’arte

Se quando vi trovate nei musei provate l’impulso incontenibile di sfoderare lo smartphone per farvi un selfie con le opere d’arte più famose ma flash e riprese non sono consentiti, il Museum of Selfies è stato pensato apposta per voi. Si tratta di un museo interattivo che ha aperto al pubblico a Glendale, California, il 1 aprile, attirando l’attenzione e la curiosità dei selfie addicted. Qui è ammesso qualsiasi apparecchio per l’autoscatto e le opere si possono toccare senza essere rimproverati dal guardiano di turno.

“Abbiamo cercato di evitare che il museo trattasse il valore superficiale del selfie facendo sì che fosse imperniato sul fenomeno stesso e sul suo carattere di universalità” spiega Tommy Honton, scrittore e game designer, cofondatore del museo assieme a Tair Mamedov, famoso stand-up comedian russo, scrittore ed esperto di storytelling immersivo. “Oltre all’arte ispirata ai selfie da parte di creativi provenienti da tutto il mondo – continua Honton – il vero focus è sulle installazioni interattive e l’abilità dei visitatori nel realizzare da soli delle belle immagini. Speriamo che la nostra arte li diverta, in modo che abbiano da parlarne una volta fuori dal museo, e li affascini, tanto da volerci scattare una foto assieme”.

L’esposizione si intreccia tra arte, cultura, storia e tecnologia, guidando il visitatore attraverso un percorso che parte dai tempi della preistoria fino ai giorni nostri ponendo l’accento sull’evoluzione e i fattori che hanno reso il selfie un vero e proprio fenomeno culturale. Ma quali sono le bizzarre opere che dovrebbero stimolare l’autoscatto?

Il museo offre la possibilità di sperimentare il senso di vertigine tipico dell’“high-up selfie” (tradotto significa “autoscatto dall’alto”) grazie alla riproduzione del tetto dell’edificio più alto di Los Angeles; immancabile il “car selfie” all’interno del maggiolino Volkswagen ricoperto di specchi che dovrebbero far riflettere su quanto sia comune (e pericoloso) scattarsi una foto alla guida; gli amanti del fantasy apprezzeranno la citazione di Game of Thrones dove il trono, invece che essere di armi fuse insieme, è costituito interamente da selfie stick; nel Museum of Selfies si può entrare letteralmente in un quadro, ed in particolare stendersi sul letto di Van Gogh, nella sua camera di Arles, perfettamente riprodotta a misura d’uomo.

Uno spazio importante è dedicato anche alle opere di artisti come Matt Elson, Darel Carey, Colette Miller e David J Slater, il fotografo che mise a disposizione di un macaco indonesiano la sua macchina fotografica i cui selfie diventarono subito virali (perché anche il “monkey selfie” non ci poteva proprio mancare).

Con l’intervento di EventsTag, azienda specializzata in tecnologia esperienziale, sono state progettate diverse attrazioni curiose, due tra tutte: la cabina per le fototessere che crea delle gif che danno un effetto di illusione tridimensionale e un foto mosaico social che trasforma gli autoscatti individuali in opere d’arte.

“Che tu li ami o li odi, non vedrai più i selfie allo stesso modo. Inoltre la gente non vuole più guardare l’arte in modo passivo ma farne parte, e qui la propria creatività si può sbizzarrire” precisano i creatori del progetto.

Avete tempo fino al 31 maggio per preparare il selfie stick e sfoggiare il vostro profilo migliore.

Per info, orari e prenotazioni rimandiamo al sito del Museum of Selfies.

 

Sara Forniz 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

RSS
Follow by Email