Lago di Barcis e il ponte tibetano

L’estate è così calda che avete bisogno di trascorrere una giornata immersi nella natura e sentire un po’ di aria fresca? Il Lago di Barcis è il luogo ideale per ogni tipo di esigenza: da chi vuole vivere la montagna in relax e spensieratezza, a chi vuole fare un po’ di sana fatica e rientrare alla macchina con la maglietta sudata. Il lago offre un ventaglio di alternative a tutti coloro che vogliono addentrarsi nella natura e godere della magia di luoghi incontaminati e ricchi di storia. Ne è un esempio la vecchia strada della Val Cellina che collegava Barcis a Montereale, oggi non più percorribile in macchina. Una strada che è visitabile a piedi o salendo sul trenino della Val Cellina. Noi abbiamo optato per il percorso a piedi accompagnati da una guida naturalistica che ci ha raccontato i fenomeni carsici, le peculiarità vegetazionali, la geomorfologia del territorio e le opere di sfruttamento idrogeologico. Tutto questo è possibile a partire dal Centro visite di Ponte Antoi da cui la riserva è visitabile.

Forra del torrente Cellina e la vecchia strada

Percorrere una strada a piedi quando un tempo si passava in macchina: un’esperienza singolare a detta di alcuni. Un grande canyon, senz’altro uno dei più grandi e spettacolari in Italia. Pareti verticali e imponenti fenomeni di erosione fluviale. Nell’ambito della Riserva si può osservare un vero e proprio sistema di forre, confluenti l’una nell’altra, relativo al corso dei torrenti: Alba, Molassa e Cellina. Questo luogo assume anche una valenza storica per la presenza di alcune opere per lo sfruttamento ai fini idroelettrici delle acque del Cellina realizzate agli inizi del ‘900 e per il passaggio della strada vecchia della Val Cellina.

Questo tracciato nacque come strada di servizio per la costruzione della “vecchia diga” e del canale di alimentazione della centrale di Malnisio. Rappresentò la prima carrozzabile di accesso alla valle dalla pianura ed è stata utilizzata fino agli inizi degli anni ’90.

Androne Carsico

Attraversando la forra si arriva ad un bivio che dà inizio ad una camminata in pendenza, che mette alla prova fiato e gambe, fino ad arrivare al suggestivo Androne Carsico. Le prime esplorazioni ufficiali dell’antro sono state effettuate negli anni ’90 dall’Unione Speleologica Pordenonese e la cavità è inserita nel catasto regionale delle grotte del Friuli Venezia Giulia. Tra le numerose cavità che si aprono sulla sponda destra della Forra del torrente Cellina, questa è considerata tra le più ampie: è lunga 80 metri, alta 23 e si sviluppa internamente per 15 metri. I numerosi massi che si trovano al suo interno fanno capire che è un antro formatosi dal cedimento di una grotta preesistente. È un luogo davvero suggestivo che ospita al suo interno stalattiti e stalagmiti, formazioni minerali prodotte dall’accumulo lento del carbonato di calcio depositato dalle acque sotterranee.

Ponte Tibetano

Dopo aver visto ed esplorato l’Androne Carsico si scende e si arriva al Ponte Tibetano: una vista mozzafiato, sospesi nel vuoto. Un ponte sospeso che dà la possibilità di osservare il torrente Cellina da un’altra angolatura. La struttura è lunga 55 metri ed è stata realizzata dal Comune con fondi regionali. Questa suggestiva installazione, rientra in un più ampio progetto iniziato circa dieci anni fa dove al centro dell’attenzione c’è la valorizzazione dell’area di Barcis che fa parte della Riserva del Cellina.

Sentiero del Dint e i tre Belvederi

Finito il brivido del ponte tibetano la guida ci ha fatto percorrere il Sentiero del Dint: una piacevole passeggiata immersi nella natura che diventa anche un’esperienza didattica per le molteplici spiegazioni che vengono date durante il percorso. Il Sentiero del Dint è lungo 3630 metri ed ha un dislivello di 126 metri. È un percorso che grazie ai tre punti di osservazione, offre la possibilità di guardare la vallata e lasciarsi catturare da orizzonti mozzafiato. Noi l’abbiamo percorso vedendo prima il terzo belvedere, dove si ha un’ampia visione della forra, del monte Fara e dell’abitato di Andreis. Si arriva poi al secondo belvedere, punto di osservazione sulla forra e sulla vecchia strada della Val Cellina. Infine il primo belvedere, notevole punto panoramico sulla diga, sulla conca di Barcis e sul lago.

Per qualunque informazione e prenotazione del giro con guida naturalistica: www.barcis.fvg.it

 

Martina Dell’Osbel

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