Unioni civili, ora si può

L’Italia volta pagina, cambia il diritto di famiglia. “Traguardo storico” esulta il Presidente del Consiglio, traguardo “obbligato” aggiunge qualcun altro.

Da ieri l’Italia si allinea ad altri omologhi europei che da tempo ormai sono dotati di una regolamentazione in tema di unioni omosessuali.

Quasi un anno fa la Corte di Strasburgo, tenendo conto delle indicazioni imprescindibili della “Convenzione dei diritti dell’uomo”, esprimeva una ferma condanna nei confronti del nostro paese per la violazione del diritto al rispetto della vita privata e familiare nell’ambito del ricorso fatto da 3 coppie omosessuali e sollecitava le istituzioni a riconoscere le unioni civili.

Forse non c’era più scelta, né spazio per rimandare. Il provvedimento è stato approvato ieri in via definitiva con 372 voti a favore e 51 contrari. Il DDL Cirinnà regola due tipi di unioni, quelle omosessuali e quelle eterosessuali.

Per le prime si parla di “unione civile“, per le seconde viene invece istituito il “patto di convivenza“.

unioni civili Le coppie gay dovranno registrare il loro contratto in Comune davanti al sindaco o ad un pubblico ufficiale e a due testimoni. Potranno poi scegliere un cognome comune o aggiungere quello del partner. Come nel matrimonio dalle unioni civili discendono diritti e doveri. Tra questi ultimi l’obbligo di assistenza morale, materiale e di coabitazione ma non l’obbligo di fedeltà che era inizialmente previsto ed  è stato abolito. La nuova coppia avrà accesso alla reversibilità della pensione, ai congedi parentali e alle graduatorie degli asili nido, qualora avesse figli.

Niente da fare invece per la Stepchild adoption, l’adozione dei figli del partner, stralciata dalla legge. E se il “vissero per sempre felici e contenti” non si concretizza per la coppia omosessuale ognuno potrà andare per la sua strada seguendo le modalità del divorzio ma non sarà obbligatorio il periodo di separazione.

Le coppie etero potranno formalizzare il patto di convivenza davanti ad un notaio e anche per loro ci sarà il diritto di accedere in ospedale per assistere il partner, accesso fino ad ora negato, ed uno dei due potrà essere nominato tutore in caso di incapacità per malattia invalidante del convivente. La coppia potrà scegliere la comunione dei beni e potrà vedersi assegnata la casa popolare. Stesso regime per conviventi e sposati quando si tratta della gestione dei figli in caso di separazione, l’unica differenza riguarda l’assegno di mantenimento che è legato alla durata della convivenza. Con la legge scattano nuove regole per l’assegnazione della casa: si potrà subentrare nell’affitto anche se era a nome del compagno e, in caso di morte, il convivente potrà restare nell’abitazione di proprietà per altri cinque anni.

Il tema è caldo e il dibattito forte.

Tra le fila della politica c’è chi annuncia battaglia con possibili referendum abrogativi o chi si spinge più in là invitando i sindaci a disobbedire di fronte alla legge che dovrà essere applicata. Il mondo cattolico è in subbuglio e il dissenso non tarda a farsi sentire, stamani sulle pagine di un noto quotidiano Monsignor Bruno Forte parla di legge che svaluta la famiglia che invece andrebbe sostenuta.

Ognuno dice la sua ed è giusto così, perchè siamo in una democrazia, ma la cosa certa è che da ieri tanti uomini e donne hanno uno Stato che riconosce i loro diritti come coppia e la possibilità di un progetto di vita che valga non solo per  se stessi ma per tutta la comunità, per tutti gli italiani.

 

Cecilia Tosi

 

 

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