Tattoo: a Torino più di un secolo d’arte sulla pelle

Com’è nato il tatuaggio? Quali significati aveva nell’antichità? Per rispondere a queste e a tante altre curiosità è stata allestita la mostra Tattoo. L’arte sulla pelle al Museo dell’Arte Orientale di Torino. Il visitatore potrà ripercorrere tutte le tappe storiche del tatuaggio, scoprirne la moltitudine di valenze socio-culturali in un dialogo tra passato e presente, tra mondo occidentale e popolazioni esotiche d’oltre oceano.

Nell’antichità il tatuaggio era il marchio di schiavi e malfattori, rievocava tutta la ferocia dei barbari che minacciavano i confini dell’Impero, ma è solo a partire dal Settecento che questa fascinazione, mista a ribrezzo ed estraneità, si manifesta a pieno. La scoperta di terre lontane (il sud-est Asiatico e l’Oceano Pacifico) a seguito delle spedizioni con a capo grandi navigatori come James Cook, porta alla luce l’usanza estensiva del tattoo, parola dall’origine polinesiana che così fa capolino in Europa per la prima volta.

La mostra è divisa in sezioni per aree geografiche: il Giappone, che con i suoi eroi suikoden ha fatto scoprire nel 1800 l’arte di Kuniyoshi Utagawa e di Hokusai; la Polinesia e la Nuova Zelanda con i tradizionali tattoo maori, immortalati da fotografie storiche assieme ad altre immagini scattate da Felice Beato in Giappone durante gli anni ’60 dell’Ottocento.

Da usanza tribale a fenomeno di costume, il tatuaggio risulta estremamente attuale: scritte, simboli, disegni più o meno realistici, a colori o in bianco e nero, i soggetti sono i più disparati come anche gli stili dei maestri del tatuaggio. Una sezione di Tattoo. L’arte sulla pelle è dedicata proprio ai lavori dei più grandi tatuatori contemporanei come Tin-Tin, Filip Leu, Horiyoshi III accompagnati da quelli di professionisti meno conosciuti dal grande pubblico, come Gabriele Donnini, Claudia De Sabe e Nicolai Lilin che rappresentano significativamente la variegata comunità dell’inchiostro.

Anche il mondo della performance art non ha saputo resistere: Wim Delvoye ha tatuato dei maiali morti di vecchiaia, Dr. Lakra si dedica alla street art e a minuziosi disegni mentre Mary Coble usa il tatuaggio temporaneo in chiave attivista affrontando i temi del femminismo e dell’omofobia. Tra gli artisti italiani spiccano Plinio Martelli con le sue fotografie ritoccate e Fabio Viale, che tatua le statue classiche rendendole decisamente più alla moda.

Durante la permanenza della mostra si terranno una serie di incontri tematici ad ingresso gratuito che spazieranno dal tatuaggio nella storia fino alle precauzioni da attuare per una cura corretta del proprio tattoo.

Tatto. L’arte sulla pelle resterà aperta al pubblico fino a febbraio 2019 e per ulteriori dettagli rimandiamo al sito del Museo dell’Arte Orientale.

 

Sara Forniz

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