Ariel Crupi, giovane artista tra linguaggio della tradizione e nuove potenzialità

Ariel Crupi nasce a Milano nel febbraio del 1991. Da sempre appassionato di arte, decide di dedicarvisi seriamente nel 2014, quando si trasferisce a Torino e inizia un percorso universitario che lo porta, nel 2017 a esporre in provincia di Biella, nella cittadina di Piedicavallo. L’esposizione delle sue opere si è tenuta in occasione del “Piedicavallo Festival”, chiusasi il 6 ottobre 2017.

DosMo Magazine: Come ti sei approcciato al mondo dell’arte? Perché hai scelto questo tipo di carriera?

Ariel Crupi: Ho iniziato ad avvicinarmi al mondo dell’arte affascinato dal disegno. Durante gli ultimi anni di superiori ricordo che incominciai ad interessarmi a vari artisti e alle loro tecniche pittoriche. Ho subito particolarmente il fascino degli Impressionisti. Qualche anno dopo il diploma decisi di iscrivermi all’Accademia di Belle Arti di Torino per imparare il più possibile e cercare di rendere più professionale il mio interesse per il disegno e la sua tradizione.

DM: Tu fai molti studi in esterna. Il fatto di guardare il mondo per cercare di riprodurlo ha cambiato il tuo modo di vederlo? Se sì, come?

AC: Sì, ora mentre guardo il soggetto tendo a osservarlo, in primis, nel suo insieme per poi scendere nel particolare. Lavoro nello stesso posto più volte per cercare di cogliere nuovi allineamenti prospettici e diverse composizioni tra le forme. Disegnando spesso dal vero sono molto più attento e incuriosito da ciò che osservo.

DM: L’arte contemporanea si sta allontanando sempre di più dagli strumenti e dai soggetti classici, per aprirsi alle nuove tecnologie. Molto artisti oggi, ad esempio, preferiscono le installazioni al neon al classico ritratto “olio su tela”. Cosa ne pensi?

AC: Personalmente sono legato a mezzi più tradizionali, in parte per gusto e in parte per formazione accademica. Ritengo però che il rinnovo dei linguaggi sia importante: c’è sempre necessità di provare nuovi mezzi per capirne le potenzialità. Nuovi mezzi e tradizione possono coesistere.

DM: Hai esposto da poco e per la prima volta. Come ti ha fatto sentire il fatto che degli sconosciuti vedessero le tue opere e magari le giudicassero, senza avere idea di chi sia tu e di come sei arrivato dove sei ora?

AC: Esporre per la prima volta è stata una bella esperienza per confrontarmi con persone diverse da me che potevano apprezzare o meno quello che avevo prodotto. Cerco sempre di trasferire un po’ di me nei miei disegni, magari qualcuno mi vede, tra un tratto e l’altro. È stata una grande occasione di crescita.

 

 

Cecilia Antico

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