Pordenone, città da scoprire col naso all’insù

Pordenone è una città particolare: se ne sta zitta zitta, tranquillamente in sordina, tra Udine e Treviso, tra le alture carniche e la riviera della Serenissima. L’unica cosa a darne una vaga identità di luogo è la definizione “di là da l’aghe” (in lingua friulana, al di là dell’acqua, ovvero il fiume Tagliamento che segna il confine tra le provincie di Udine e Pordenone). Non sfugge però al turista informato, al visitatore attento e curioso, la sua ricchezza storica e paesaggistica. Forse ancora nascosta, di certo tutta da scoprire. Da settembre 2017, proprio per creare percorsi di conoscenza, stimolare l’attenzione sui dettagli e far comprendere il bagaglio culturale proprio della città sono stati attivati dei tour guidati gratuiti del centro storico di Pordenone della durata di di circa un’ora. È un progetto fortemente voluto dal Rotary Club locale e appoggiato con entusiasmo dall’amministrazione comunale. L’appuntamento è alle 11 di ogni sabato davanti alla Loggia, palazzo simbolo della città. Sarà possibile anche la visita in lingua straniera (inglese, francese, tedesco) se richiesta nella prenotazione (info@pordenoneturismo.it).



La prima uscita ha visto 62 partecipanti, molti pordenonesi, sorpresi nell’apprendere piccoli segreti, storie antiche di stemmi e colori, leggende medievali. O semplicemente affascinati dal mondo che si apre agli occhi se si guarda soltanto un po’ più in sù, oltre le vetrine dei negozi.

Ecco 5 curiosità di Pordenone apprese durante la visita pilota del 2 settembre.

1. NECROPOLI

Le passeggiate nel centro di Pordenone iniziano quasi sempre dalla Loggia e proseguono lungo corso Vittorio Emanuele II. Molte persone, arrivate col pensiero di fare acquisti o bere un aperitivo in una qualunque semplice via piena di negozi, non sanno che sotto i san pietrini che ricoprono il pavé è stata ritrovata nel 1987 (durante il restauro di palazzo Ricchieri, oggi Museo Civico) una necropoli con resti umani, monili e altri oggetti risalenti a circa 1000 anni fa. Sembra siano appartenuti al popolo dei Carantani, gli antenati dei pordenonesi. Shopping consapevole.

2. STEMMI E COLORI

Lo stemma della città di Pordenone è bianco e rosso con un portone che si apre sull’acqua. Si sa che gli stemmi non sono fatti a caso e nemmeno questo fa eccezione. I colori sono un prestito degli Austriaci: Pordenone infatti è stata un’enclave asburgica dal 1278 al 1508. Per gli Asburgo questa città era un punto strategico che dava potenza economica e presidio sul mare. Eh già, proprio sul mare! Infatti Pordenone (o meglio Portus Naonis, ovvero il porto sul fiume Noncello) vantava una rete di commercio fluviale non da poco, visto che il Noncello si collega al Meduna e successivamente al Livenza per arrivare al Golfo di Venezia. Il centro nevralgico della città si concentrava proprio nel punto in cui attraccavano le barche, all’altezza dell’odierno Ponte di Adamo ed Eva (giustamente, il ponte da cui tutto ebbe inizio), per poi distribuire abitanti e attività lungo la Contrada Maggiore (Corso Vittorio). E il portone? Pordenone ne aveva due, uno all’entrata della città (Porta Furlana) e una alla fine della contrada (Porta Trevigiana).

3. AFFRESCHI E STELLE

Pordenone è la città degli affreschi a portata di mano. Per accorgersene basta distogliere gli occhi dalle luccicanti vetrine e la promenade in Corso Vittorio assume sfumature inaspettate: Palazzo dei Capitani Imperiali, Palazzo Cattaneo, Casa Gregoris, Casa Simoni… Colori antichi sopravvissuti ai tempi e alle intemperie donano al paesaggio tonalità inusuali e raccontano storie di signori e casate. Fra tutti spicca Palazzo Crescendolo-Milani. Oltre allo stemma col leone della Casata asburgica Spaur, vi sono riportati anche tutti i segni zodiacali. Tutti più uno, visto che sono 13. L’ultimo a destra ritrae un Ofiuco detto anche serpentario o “colui che domina i serpenti”, rappresentato da un uomo che ha in mano un serpente. Quella di Ofiuco è una delle 48 costellazioni originarie menzionate da Tolomeo e si estende a cavallo dell’equatore celeste, in un’area posta a nord-ovest del centro della Via Lattea. È attraversata dal Sole nel periodo che va dal 29 ottobre al 18 dicembre, ciò significa che in antichità la suddivisione del calendario e la corrispondenza con i segni zodiacali era completamente diversa da quella attuale. In più, è la testimonianza che il sistema utilizzato per la suddivisione dell’anno solare, inventato alcuni millenni fa, tiene conto non solo del movimento della terra intorno al sole, ma anche del movimento dell’asse terrestre. Nel tempo l’Ofiuco è stato eliminato e il calendario adattato ai 12.

Libro consigliato: Pordenone, la Città Dipinta di Fulvio Comin, Edizioni Biblioteca dell’Immagine

4. CARCERI

Se il locale ospitato dal Campanile di San Marco si chiamava “La Cheba” c’è un perchè. “Cheba” in dialetto significa gabbia o prigione e questo nome è stato scelto all’epoca in ricordo della funzione originaria della torre (72 m) che ospita oggi il campanile accanto al Duomo, vale a dire le carceri. Fino al 1544 infatti al pianterreno le stanze erano la prigione della città. Oggi sappiamo che la casa circondariale si trova in quello che era l’antico castello di Federico Ulrico di Carinzia, vescovo di Salisburgo che lo ha fatto costruire nella seconda metà del XIII secolo e che dal 1887 ospita ladri e malandrini.

5. UNA CITTÀ GRANDE UN CORSO

Pordenone quindi in antichità era grande come un corso, di fatto circa 15 minuti di cammino (soffermandosi a guardare le vetrine): dal Ponte di Adamo ed Eva, attraverso la Porta Furlana si attraversava tutta la città soltanto percorrendo quello che oggi è Corso Vittorio Emanuele II. Si chiudeva infatti con la Porta Trevigiana, rogge e ponte levatoio (ora non più presenti) all’altezza dell’entrata in Piazza Cavour. Si narra che quest’ultima porta fosse inespugnabile, fino a quando nel marzo 1514 Bartolomeo d’Alviano, condottiero di ventura al servizio della Serenissima, arrivò e letteralmente sfondò la porta conquistando la città. Di Bartolomeo, signore di Pordenone, ricordiamo tra le tante sue gesta che nel 1508 fu fondatore del cenacolo letterario l’Accademia Liviana con nell’insegna il Noncello e che il suo personaggio compare nel videogame Assassin’s Creed (membro dell’Ordine degli Assassini e leader dei mercenari veneziani e romani).

Come sono cambiati i tempi e come è cresciuta questa città… E, soprattutto, come si percepisce diversamente un luogo conoscendone la storia (anche solo un po’)…

 

 

Francesca Casali

 

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