“Viaggiare è un’arte”: Tiziano Terzani raccontato da Àlen Loreti

“Viaggiare è un’arte” diceva Tiziano Terzani, giornalista, viaggiatore e autore letterario scomparso il 28 luglio 2004. Per comprendere l’uomo dietro questa affermazione, abbiamo intervistato il suo più grande appassionato nonché curatore delle sue opere: Àlen Loreti.

Dosmo Magazine: Cosa l’ha colpita della figura di Terzani e della sua letteratura?

Àlen Loreti: Sono arrivato a Terzani dopo aver letto La Rabbia e l’Orgoglio della Fallaci. Non perché fossi incuriosito da questo derby toscano – abilmente enfatizzato dalla stampa – quanto per gli argomenti trattati. Avevo 23 anni, volevo capirne di più sul terrorismo. Mi era capitato di leggere sul “Corriere della sera” alcuni testi di Terzani inviati dal Pakistan e dall’Afghanistan così quando nella primavera del 2002 Longanesi pubblicò le Lettere contro la guerra corsi a comprarlo. Fu una rivelazione, una vera scoperta letteraria, dato che dell’uomo Terzani non sapevo nulla. Recuperai con le opere precedenti, m’informai sul suo percorso di ex giornalista – perché dal 1996 formalmente non esercitava più – e compresi quale vita avventurosa avesse avuto.

CUSTODI. Àlen Loreti e Folco Terzani al festival Vicinolontano di Udine nel 2017 © Andrea Zauri

In lui ho sempre apprezzato la ricerca della chiarezza, della comprensibilità pur trattando temi impegnativi. In particolare il modo appassionato di raccontare l’umanità nelle sue differenze.

DM: Come descriverebbe il modo di viaggiare di Tiziano Terzani? Lo si può definire una sorta di precursore del turismo slow?

ÀL: È una semplificazione comprensibile ma non corretta. Per due ragioni. La prima, non può essere un precursore perché la Storia è popolata dai viaggiatori “lenti”; la seconda ragione è che Terzani detestava l’idea di turismo. Per lui era una forma di degrado non di conoscenza. Il turismo rappresentava sempre l’esasperazione fuori controllo della modernità. Quella modernità che ci vuole tutti consumatori mentre viaggiare è un’arte”, sosteneva. Scorrendo i suoi diari, Un’idea di destino, c’è un punto in cui afferma chiaramente che il problema è che oggi viaggiano tutti e con ciò si rovina il mondo, si inviliscono i veri viaggiatori. Ancora all’inizio del secolo si viaggiava senza passaporto, ma con un biglietto da visita, una lettera di presentazione.

UN’IDEA DI DESTINO. Vent’anni di viaggi e riflessioni registrate nei diari di Tiziano Terzani © Àlen Loreti

È una provocazione che ci costringe alla riflessione e che in un incontro pubblico a Ravenna, nel 2002, chiarì in questo modo, lo cito fedelmente: Fra di noi e l’altro, un chiunque altro, c’è una distanza enorme, e questa distanza non viene che sottolineata se noi continuiamo a pretendere di essere diversi dall’altro e a non avvicinarcisi. Io dico sempre a chi è turista: perché non torni ad essere pellegrino? I pellegrini hanno rispetto dei posti dove vanno. Questo salverebbe i turisti, che godrebbero molto di più di quel che fanno e salverebbero i posti che non sono da razziare, da fotografare, da derubare, sono da essere amati, sono da essere scoperti. Solamente un pellegrino ha la devozione nei confronti dell’oggetto verso il quale si muove. Allo stesso modo occorre capire l’altro: vuol dire avvicinarcisi con curiosità, con rispetto anche. Per questo l’unico modo di avvicinarsi all’altro è di imitare l’altro. La mia vita è stata questo, un continuo camuffarsi da camaleonte per andare verso l’altro.” Ecco, si capisce come il viaggio per lui fosse studio, preparazione, ascolto, osservazione… con un pizzico di casualità che anima l’avventura.

Ma la variabile tempo, quella “lentezza” nella domanda, oggi è stata azzerata dalla tecnologia digitale che schiaccia tutto sull’istantaneità rendendo così la percezione della realtà meno decifrabile. Eppure le scoperte geografiche, le ricerche scientifiche, la scrittura di un reportage, la lettura di un libro, richiedono tempo. Tempo per pensare, per capire, per interrogarsi. Lo stesso succede viaggiando, ad un certo punto non contano più le distanze contano le risposte con le quali ritorniamo a casa.

DM: Durante la sua carriera giornalistica, quali sono stati i Paesi che l’hanno deluso e stupito maggiormente?

IL GRANDE AMORE. Tiziano Terzani abitò e lavorò in Cina per quattro anni © Archivio Terzani

ÀL: Di solito le cocenti delusioni derivano da ciò che si è amato moltissimo. Nelle ultime settimane di vita confessò al figlio Folco quanto avesse amato intensamente la Cina, per averne studiato la lingua nelle aule di Stanford e averla raggiunta anni dopo ormai quarantenne come corrispondente del settimanale “Der Spiegel”. L’espulsione dal Paese – per aver denunciato con i suoi reportage la distruzione delle antiche mura di Pechino e la corruzione dei funzionari governativi – fu dolorosa, fu una ferita profonda, e da lì cominciò in parte la sua crisi personale. Che sarà poi la crisi di un mondo socialista che nell’arco di un decennio sarebbe scomparso con la caduta del Muro e lo sbriciolamento dell’URSS e avrebbe confermato la sua spietata forma autoritaria nel caso di Tienanmen. La vera delusione è legata quindi al fallimento di un’idea di politica. Da giovane aveva creduto che – legittimamente – i Paesi indocinesi meritassero di conquistare una loro autonomia dinanzi all’arroganza delle potenze coloniali europee e dell’imperialismo americano, ma la sequenza di fallimenti delle rivoluzioni socialiste mostrò i limiti di un’ideologia che precipitava sempre nel fanatismo, nella violenza, nell’isolamento e nell’oppressione. La dedica di quello che personalmente ritengo essere il suo libro più bello, Buonanotte, signor Lenin, spiega questo smarrimento: Alla memoria di mio padre, che sognava.

Per quanto riguarda i posti che ha amato penso sia difficile fare un elenco. Terzani adorava viaggiare. Di sicuro una menzione d’onore spetta al borgo di Orsigna sull’Appennino pistoiese che frequentò fin dall’infanzia e dove si costruì una piccola casa. Qui si ritirò affrontando la malattia negli ultimi mesi di vita protetto dall’affetto della famiglia.

Immagine di copertina: Tiziano Terzani a New Delhi, 1996 © Vincenzo Cottinelli.
Dal volume “Tiziano Terzani: ritratto di un amico” (Antonio Vallardi Editore, 2005)

Sara Forniz

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