Il Guggenheim di New York trasformato in un deserto sensoriale

Se il Guggenheim di New York finiva sulle pagine dei giornali di tutto il pianeta per l’installazione di Maurizio Cattelan (il famoso wc d’oro massiccio) quest’anno, fino al 2 agosto, è invece luogo di richiamo per i molti curiosi che si vogliono addentrare in un mondo unico e profondamente esperienziale.

PSAD Synthetic Desert III: questo il nome dell’installazione di Doug Wheeler, dove lo spettatore si immerge in un ambiente completamente trasformato dalla luce e dall’isolamento acustico.

Tra i pionieri del movimento Light and Space, Doug Wheeler, propone un viaggio di immersione, che aiuta a prendere consapevolezza con parti di sé più profonde e con le quali si perde spesso il contatto. La prima fase artistica di Wheeler era contraddistinta dalla realizzazione di grandi quadri astratti bianchi che permettevano di vivere un’esperienza ottica singolare ed atipica, mentre in un secondo momento, si è avvicinato alla progettazione e creazione di ambienti immersivi. In questi lavori, l’artista, ricorre alla luce artificiale e al suono come primari mezzi di espressione.

L’opera riesce a sollecitare le medesime sensazioni che si potrebbero provare osservando la vastità dei deserti dell’Arizona settentrionale. Una camera “semi-anecoide”, insonorizzata, per impedire il diffondersi di qualsiasi rumore, composta da una gigantesca distesa di piramidi realizzate in materiale fonoassorbente. Un momento esperienziale che induce negli osservatori una sensazione di disorientamento, incoraggiando la contemplazione e l’immersione totale nell’opera d’arte. Ecco che con quest’opera si diventa spettatori attivi e partecipi.

Per garantire una fruizione corretta, gli spettatori vengono invitati a entrare in gruppi di massimo cinque persone, senza cellulari, e si trattengono per un periodo di tempo stabilito, che può variare tra i dieci e i venti minuti.

 

Martina Dell’Osbel

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