Lo sport come allenamento alla vita: i valori e il ruolo dei genitori

Betta Carbone è giornalista, mamma, triatleta e curatrice del libro Gli inaffondabili. Storie di ragazzi allenati alla vita, tra testimonianze e ricordi del mondo dell’agonismo giovanile. Le abbiamo chiesto di approfondire il tema dell’importanza dello sport per la crescita dei ragazzi e in questo contesto quale sia il ruolo dei genitori:

Dosmo Magazine: Quali sono i benefici dello sport per i ragazzi?

Betta Carbone

Betta Carbone: Io distinguerei due cose: il libro Gli inaffondabili si focalizza sullo sport fatto in maniera agonistica per sottolineare non la competizione quanto l’impegno. Il primo insegnamento dello sport ai bambini è sicuramente che è divertente muoversi, fare una sorta di gioco organizzato che sia in squadra o contro un avversario. Lo step successivo è quello di impegnarsi per ottenere dei risultati e questo è quello a cui si arriva con l’agonismo. In particolare l’adolescente si trova nel momento in cui lo sport può assumere questo significato e così il valore principale diventa lo spirito di sacrificio, indipendentemente che sia uno sport di squadra o individuale. Quello che cambia nell’approccio è  la valorizzazione di alcune attitudini caratteriali piuttosto che altre: gli sport di squadra, ad esempio, sono più adatti per smussare alcuni lati del carattere, diventando molto utile a chi si sente protagonista ed egocentrico per imparare che la sua libertà finisce dove comincia quella degli altri. In generale, poi, impegno e rispetto sono valori che poi il ragazzo si porterà dietro nella vita da adulto.

DM: Come vedi la figura del genitore e quella dell’allenatore? Possono coincidere secondo te?

BC: Per me devono essere separate: il genitore accompagna nel percorso di vita e di sport e deve anche saper delegare all’allenatore, soprattutto se non ha le competenze dal punto di vista tecnico. Ci sono ovviamente dei casi eccezionali, Giorgio Cagnotto e Tania Cagnotto, ma a quali capita di avere un papà campione olimpico nella stessa disciplina che fai tu? L’allenatore chiedere al ragazzo di fare un determinato allenamento in modo del tutto disinteressato, tutto sommato, perchè è il suo lavoro, quindi non si manifesta quel fraintendimento di sentimenti e fini che secondo me danneggia tantissimo i ragazzi.

DM: Approfondendo questo aspetto, come’è il rapporto con le tue figlie da mamma sportiva?

BC: Poco tempo fa ero all’Idroscalo a Milano, dove mia figlia aveva una garetta di triathlon, poi il pomeriggio ho gareggiato io nella stessa specialità, nella mia categoria. In quel momento sia io che lei sapevamo esattamente cosa provava l’altra e lo stesso succede anche con la grande che fa nuoto agonistico. Loro hanno cominciato a fare sport come hanno iniziato a bere il latte, perchè sia per me che per mio marito è normale che faccia parte della vita, è nella natura umana aver voglia di muoversi, quindi per noi è stato naturale crescerle le nostre figlie in questo modo. La chiave sta nel condividere con i figli la loro passione per lo sport, anche perchè così si crea l’occasione per passare una giornata tutti insieme, evitando di rinchiudersi in qualche centro commerciale.

 

Sara Forniz

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